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Il Brümmbar

1-Cenni storici.
Lo StuPz IV o Brümmbar dal soprannome tedesco, fu realizzato in seguito all’esperienze maturate durante i combattimenti sul fronte di Stalingrado, quando l’esercito si accorse della scarsa efficacia dei medi e piccoli calibri di cui allora disponeva, nei confronti delle postazioni fortificate sovietiche, specialmente all’interno dei centri abitati.
Il progetto iniziale prevedeva l’istallazione dell’ obice da 15 cm StuH43 L/12 del Sig 33 sullo scafo del Pz III.
Successivamente si optò per sistemare lo stesso cannone in una casamatta fortemente corazzata (100mm la piastra anteriore, 50 mm quelle laterali),a sua volta montata sullo scafo del PzIV anch’esso dotato di corazzature supplementari da 50 e 30 mm sul muso.
Si ritiene che i primi dodici esemplari,probabilmente i prototipi di pre-produzione, siano stati spediti a Stalingrado nel novembre del 42, mentre altri dodici circa formarono la nona compagnia del PZ. Regiment 201 della 23 Pz. Division che prese parte all’operazione “Tempesta d’Inverno”, nel tentativo di liberare le truppe accerchiate a Stalingrado.
Gli esemplari definitivi entrarono in produzione nell’aprile del 43 e furono assegnati agli Sturmpanzerabteilung (Battaglioni corazzati d’assalto) aggregati alle divisioni corazzate.
I principali furono il 216 che fu il primo ad essere impiegato operativamente a Kursk e che combattè anche sul fronte italiano,il 217 che operò nelle Ardenne, il 218 e 219 che combatterono su vari fronti.

2-Il modello.
Dal punto di vista modellistico possiamo identificare tre versioni dello StuPzIV:la prima, l’intermedia e la finale.
Quest’ultima presentava le maggiori differenze tra le quali spiccavano la casamatta rettangolare e non più esagonale, una Mg per la difesa ravvicinata, una diversa sistemazione dei caricamenti esterni, un treno di rotolamento dell’ultima serie.
Le prime due invece erano molto simili e differivano per alcuni particolari:
-gli scafi della prima versione erano in genere ricostruiti partendo da vecchi PZIV D od E, e presentavano di conseguenza il caratteristico treno di rotolamento con ruote motrici del primo tipo e rulli reggicingolo gommati, le corazzature aggiuntive da 20 mm. sui fianchi, ed a volte, la marmitta allungata.
Inoltre c’erano due piastre corazzate sul muso rispettivamente da 50 mm quella superiore e 30 mm. quella inferiore;
-la prima versione presentava un visore corazzato per il conducente simile a quello montato sui Tigre I, soppresso nella versione intermedia e sostituito da un periscopio rotante;
-l’obice da 150/L12 nella prima versione presentava una camicia di protezione diversa;
-sul tetto era presente un portellone dotato di apertura per il periscopio del cannoniere, soppresso nella versione intermedia;
-una diversa sistemazione dei caricamenti esterni con un solo cavo di traino sulla piastra frontale, una cassetta per gli attrezzi sul fianco posteriore destro, spostata successivamente sul lato opposto, la presenza di tre,poi portate a cinque, aperture circolari per la difesa ravvicinata dell’equipaggio.

 

Da parecchio tempo avevo deciso di realizzare questo modello, ma avevo sempre esitato a causa della mancanza di una valida scatola di montaggio.
Infatti sul mercato esistevano solo due modelli: Tamiya e Dragon.
Il primo rappresenta un modello di produzione intermedia, ma con un gravissimo difetto.Come tutti i vecchi modelli di questa ditta riguardanti veicoli su scafo del PzIV è sovradimensionato di circa due mm. in larghezza e quasi quattro in lunghezza.
Il secondo, ottimo come tutti gli ultimi modelli Dragon, rappresenta un modello dell’ultima serie, completamente diverso da quello che intendevo realizzare.
Un bel giorno poi mi sono imbattuto in una scatola della Cecoslovacca (all’epoca) CMK che offriva proprio un modello della prima versione con l’aggiunta di parti in resina e fotoincisione ad un prezzo del tutto ragionevole.
Ma la delusione nell’aprire la scatola è stata enorme.
Si trattava infatti del vecchio StugIV Tamiya con l’aggiunta di una stampata in plastica di orrenda qualità rappresentante la casamatta ed alcuni accessori, un set di fotoincisioni per i supporti degli schuerzen e i portelli superiori quasi del tutto fuori scala ed alcuni pezzi in resina tra cui l’obice da 150L/12 in resina realizzato fortunatamente in maniera più che soddisfacente. A questo punto la decisione definitiva:utilizzare lo scafo di un PzIV Tamiya della nuova generazione e quindi del tutto corretto nelle dimensioni, ed autocostruire il resto sfruttando solo due parti originali della CMK: l’obice ed il suo colletto corazzato.
Il paragone tra il nuovo scafo e quello vecchio mostrano già ad occhio nudo le differenze in lunghezza e larghezza.

3-Costruzione.
Considerando che volevo realizzare un modello della prima serie ricavato da uno scafo di PzIV D ricostruito mi sono procurato alcuni inevitabili (per me) sets di fotoincisioni della Aber, che ritengo essere come qualità la migliore ditta oggi sul mercato.Più precisamente ho utilizzato il set generico dedicato al PzIV, quello riguardante i parafanghi e, per ultimo, quello comprendente i supporti per gli schuerzen di primo tipo.

1-treno di rotolamento.

 

Le ruote sono quelle originali Tamiya in quanto di ottima qualità.
Ho utilizzato le ruote motrici ed i rulli reggicingolo del primo tipo caratteristici dei veicoli ricostruiti in fabbrica sfruttando gli scafi di PzIV delle versioni precedenti.
Proprio a causa di queste ricostruzioni è facile riscontrare nelle fotografie veicoli delle prime serie con treni di rotolamento tipici dei PzIV H e viceversa, quindi ci si può divertire nelle varianti senza paura di incorrere in errori storici.
I cingoli con due scanalature e dente di guida aperto tipico dei PzIV D sono della Friulmodellismo.
Si tratta di cingoli articolati in metallo con perni tra una maglia e l’altra che danno un senso di veridicità incredibile al modello ultimato.
Il treno di rotolamento con rulli gommati e ruota motrice del primo tipo

2-lo scafo.
La parte più semplice del progetto è risultata essere la realizzazione dello scafo.
Infatti, dopo avere assemblato ed unito i parafanghi Aber ho segato la parte superiore, posteriormente in corrispondenza della linea che delimita le prese d’aria laterali,ed anteriormente lungo la linea sulla quale dovrebbe poggiare la piastra anteriore del PzIV.

 

I due pezzi così ottenuti sono stati incollati sullo scafo già dotato dei parafanghi.
Anteriormente ho sistemato le due piastre corazzate da 50 mm. superiore e 30 mm. inferiore ottenute con lamine di plasticard, aggiungendo i bulloni in parte con un sistema di fustelle rotonde ed esagonali ed in parte da un set Grandt Line; i due punti di traino Tamiya con nuovi ganci e catenelle fotoincise, un supporto per lo spezzone di cingolo anteriore e due fari Bosch Tamiya con supporti in resina ricavati da un master originale.
Posteriormente l’unica miglioria degna di nota è consistita nella sostituzione dei supporti originali della marmitta con altri fotoincisi e la realizzazione di due nuovi supporti per le ruote di riserva.
L’aggiunta di varie catenelle e bulloni ha poi completato l’opera.
Sui due fianchi ho aggiunto sempre con del plasticard le corazzature accessorie da 20 mm. tipiche dei PzIVD ed E.La piastra sul fianco sinistro. Una analoga, senza le aperture per i bocchettoni del carburante, si trova sul lato destro

 

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